«Non abbiamo nulla da nascondere»
La sede della Cisl di Sondrio

«Non abbiamo nulla da nascondere»

Dopo le polemiche per i dirigenti nazionali strapagati della Cisl le reazioni dei sindacalisti valtellinesi . Dolzadelli ribadisce: «I nostri salari sono del tutto in linea con quelli dei lavoratori che rappresentiamo».

«Quei dirigenti strapagati non sono la Cisl». C’è tanta amarezza anche nelle parole dei funzionari del sindacato valtellinese dopo la nota vicenda nazionale dei superstipendi – si parla di 300mila euro – di alcuni rappresentanti dell’organizzazione, emersa grazie alla presa di posizione di un iscritto.

Se a livello centrale Annamaria Furlan assicura che l’organizzazione aveva bisogno di nuove regole e se le è date con il regolamento approvato il 9 luglio, che entrerà pienamente in vigore il 30 settembre, a Sondrio il segretario generale Mirko Dolzadelli specifica che in ambito locale il problema delle retribuzioni principesche non si presenta.

«Non abbiamo nulla da nascondere e puntiamo su una trasparenza sempre maggiore – spiega il sindacalista valchiavennasco -. I nostri salari sono del tutto in linea con quelli degli iscritti che rappresentiamo. Bisogna evitare che si verifichino situazioni dubbie, ogni eventuale anomalia registrata - che non riguarda il nostro territorio - va risolta. Con il nuovo regolamento approvato abbiamo fatto un passo in avanti. Ora ci aspettiamo che lo faccia anche la politica». «Sono un consigliere della Camera di commercio e il mio reddito è a disposizione di ogni cittadino sul sito dell’ente», precisa Dolzadelli.

A Roma, con una delibera di segreteria immediatamente esecutiva, si è provveduto a ridurre in modo drastico le indennità di vertice più alte.

«Da noi i sindacalisti possono contare esclusivamente sul proprio stipendio. Facciamo alcuni esempi: le cariche relative all’impegno in enti come Inps, Inail o Cassa edile non determinano alcun introito per le tasche dei singoli operatori. Tutto – e non parliamo di grandi cifre – viene devoluto all’organizzazione, che utilizza queste risorse per sostenere l’attività». Tra l’altro, in tempi di crisi, anche i sindacati hanno risentito dei guai dei lavoratori attraverso la riduzione delle trattenute, sia per i posti di lavoro persi, sia per la cig che riduce i salari e proporzionalmente i versamenti a Cgil, Cisl e Uil.

«Fa male al cuore osservare quello che accade in una minima parte dei casi – rileva Loris Dal Molin, storico operatore della Filca -. Credo che il sindacato, e parlo dopo decenni di attività nella realtà valtellinese, sia uno di quegli ambiti dove non manca la fiducia fra associati e operatori. Purtroppo in un’organizzazione con decine di migliaia di dipendenti c’è qualche caso anomalo. Stiamo parlando di situazioni scorrette a livello etico, che non devono più accadere e ritengo indispensabile la costruzione di un sistema di regolamenti severo, che lo possa impedire. La Cisl non sono quei pochi dirigenti lì. Abbiamo una storia che va in collisione con questi episodi. Io sono cresciuto nella Cisl di Giulio Pastore e Achille Pomini, di Valerio Dalle Grave e Martino Margolfo.

Dal Molin non nasconde le cifre relative al proprio reddito. « Il mio salario netto non arriva a 1500 euro al mese, spesso è inferiore a quello degli iscritti che assistiamo e questo per me è un onore. Non è corretto pensare che la Cisl sia un’organizzazione che consente di arricchirsi grazie a una carriera facile».

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