Melavì, prezzi bassi: «I soci non lascino. E la Coldiretti c’è»
Poco remunerata dalla cooperativa la raccolta delle mele

Melavì, prezzi bassi: «I soci non lascino. E la Coldiretti c’è»

Il presidente Alberto Marsetti commenta le difficoltà della cooperativa frutticola. «Gli agricoltori devono riprendere in mano le redini».

«Il sostegno di Coldiretti al direttivo di Melavì non verrà a mancare adesso. Il risanamento di una società non avviene nel primo anno di esercizio. Ci vogliono pazienza e tanto impegno da parte di tutti, del consiglio e dei soci». Parla Alberto Marsetti, presidente di Coldiretti Sondrio, in relazione alle difficoltà che il comparto delle mele e, in particolare, Melavì stanno affrontando. Il dato, che ha sollevato la discussione nei giorni scorsi, è la media della liquidazione della stagione frutticola del 2016 ai soci: una media di 20 centesimi di euro al chilogrammo di mele.

«Effettivamente anche Coldiretti non si sarebbe aspettata una liquidazione così bassa - afferma Marsetti -, ma non bisogna mollare. Non condivido il fuggi-fuggi generale fra i soci che, forse, avrebbero potuto pensarci prima, visto che questi problemi si trascinano da anni e non si può imputare alla nuova amministrazione responsabilità del passato. Qualsiasi persona che conduce la propria azienda, se deve risanare una situazione, deve mettere mano al portafogli e fare sacrifici. Ci rendiamo conto che chiedere sacrifici a chi già da anni prende pochi soldi non è facile. I problemi andavano affrontati cinque o sei anni, perché più si aspetta e più le condizioni peggiorano».

Sempre in relazione all’uscita dei soci da Melavì, Marsetti ritiene che questo comportamento generi ancora più confusione in una fase delicata del settore, mettendo in difficoltà l’intero sistema ortofrutticolo in Valtellina. «Ognuno si prenderà le proprie responsabilità; questo consiglio deve rimboccarsi le maniche, lavorare duro e spiegare bene ai soci quale sia la situazione - prosegue -. Se i soci escono, i costi di gestione, calcolati su un certo numero di membri, non verranno arginati».

Riguardo al ruolo delle cooperative, Marsetti è dell’idea che queste possano affossare il sistema se non sono gestite dai soci. «Anche all’ultima festa del Ringraziamento l’ho detto - sempre il presidente -: dobbiamo essere protagonisti del nostro futuro. Troppe volte facciamo gestire il sistema da persone terze. Un conto è la direzione amministrativa fatta da tecnici, un conto la parte politica che deve essere in mano a chi opera concretamente in agricoltura, altrimenti si ripeteranno i casi, come ora si profila per Melavì, della cantina vinicola Villa-Bianzone (andata in liquidazione) o della passata Colavev. La cooperativa non è un ente terzo, è nostra. Dobbiamo essere orgogliosi di farne parte, seppure servano sacrifici. Troppe volte diamo delega a persone che, seppure siano acculturate o preparate in altri ambiti, non conoscono direttamente il mondo agricolo».

Secondo Marsetti, però, la frutticoltura ha un futuro in Valle. «Non riesco a capire questo volersi “sedere” - conclude -. Gli spazi di mercato ci sono. Certamente nessuno regala niente, dobbiamo ancora crescere come comparto agricolo, dando valore al territorio e non al marchio personale. Il valore aggiunto è la provincia che è unica . Bisogna essere attenti a seguire le necessità dei mercati e dei consumatori. In questo momento nei confronti del consumatore non sappiamo venderci bene. Si continua a parlare del fatto che perdiamo i nostri ragazzi che escono dalla provincia per lavorare. Sono dell’idea che dovrebbero essere i nostri giovani, che hanno girato il mondo e che hanno una marcia in più, ad occuparsi di comunicazione e marketing nel settore agricolo».

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