La Popolare Lecchese  «Rientrate dai fidi» Imprese in difficoltà
La sede della Banca popolare lecchese in piazza Manzoni a Lecco

La Popolare Lecchese

«Rientrate dai fidi»
Imprese in difficoltà

Il caso Termine di rimborso è il 18 ottobre

Molte aziende hanno problemi a rispettare la scadenza

L’istituto: disponibili a valutare le esigenze dei clienti

Le raccomandate sono state consegnate il 18 agosto. Mittente: la Banca popolare lecchese. Oggetto: la richiesta ai destinatari di rientro dai fidi accordati entro sessanta giorni.

Secondo alcuni, di simili raccomandate ne sono state recapitate un centinaio, mentre secondo altri sarebbero molte di più: trecento? Quattrocento? I destinatari sono imprese, tante del commercio, ma anche artigiani e industriali. Questi i fatti. Oltre, ci sono le singole posizioni. C’è il commerciante che aveva uno scoperto di seimila euro, che il giorno dopo il ricevimento della raccomandata è andato in filiale, ha restituito quanto doveva e ha chiuso il rapporto con la Popolare lecchese. Amici come prima, o quasi.

Terreno accidentat o

Ma c’è anche l’artigiano che deve rientrare da 450mila euro. C’è l’industriale che deve restituire 700mila euro. E qui camminiamo in un terreno accidentato che, in alcuni casi, rischia di diventare minato. Perché - fanno notare alcuni dei destinatari delle raccomandate - rientrare di simili cifre in due mesi non è facile, per alcuni è quasi impossibile. Molti si sono mossi. Sono andati da altre banche e hanno chiesto l’apertura di un fido: il prestito ottenuto servirà a chiudere il rapporto con la Lecchese. Ma di questi tempi - fanno notare - ottenere credito non è facile. Chi sta dietro lo sportello comincia ad obiettare: “il suo è un settore con margini troppo bassi, se non proprio un settore in crisi”; “i bilanci della sua impresa presentano alcune criticità”. E via obiettando. La sostanza? Tanti imprenditori temono di arrivare alla scadenza dei sessanta giorni (il 18 ottobre) senza aver la possibilità di estinguere il fido. La conseguenza - a meno di accordi con la banca per una proroga - è la segnalazione alla centrale rischi. E a quel punto i rubinetti del credito si chiudono. Con la prospettiva di bloccare l’attività d’impresa e anche di precipitare in un fallimento.

Class action

Per scongiurare una simile prospettiva, alcuni (al momento sono una decina)dei destinatari delle raccomandate si sono rivolti ad un avvocato (esperto di diritto creditizio) per capire se ci sono i presupposti di legge per opporsi alla richiesta della banca. E si sta valutando anche la possibilità di organizzare una class action contro l’istituto di credito. Altri obiettano che, se anche ci fosse la possibilità di adire alle vie legali, i tempi della giustizia civile in Italia sono così lunghi che un’impresa rischia di fallire tre o quattro volte, prima che intervenga un pronunciamento del giudice. In sostanza - se anche, in teoria, ci fossero i presupposti di legge per rivolgersi al giudice - non sarebbe questa la soluzione. Comunque la si giri, per tanti tra i destinatari delle raccomandate la situazione è difficile.

E la Banca popolare lecchese? Fonti interne all’istituto chiariscono che è stato chiesto il rientro dei fidi a revoca, che - come esplicita la denominazione - possono essere revocati in qualsiasi momento (nei termini, in questo caso 60 giorni, previsti dagli accordi).

Che la richiesta di rientro dai fidi a revoca è stata inviata a tutti i clienti che hanno aperto un rapporto di questo tipo (senza quindi un giudizio sulle singole posizioni o sul merito di credito di ciascuno). Richiesta che risponde alla nuova strategia della Banca popolare lecchese che non prevede l’utilizzo dei fidi a revoca, perché la banca ha scelto di focalizzarsi/specializzarsi su altri business. E che comunque l’istituto è disponibile a venire incontro alle esigenze dei clienti per ridurne le difficoltà. In definitiva, se un’impresa non ha una posizione finanziaria compromessa, si può trovare una soluzione che venga incontro alle esigenze delle parti.

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