Uccise il cane malato, il giudice lo assolve
Il cane ucciso poco dopo l’intervento di due turiste

Uccise il cane malato, il giudice lo assolve

Val Tartano, l’uomo era stato indagato per il gesto ritenuto crudele. Si attendono le motivazioni della sentenza.

Nel settembre dello scorso anno aveva ucciso il proprio cane sparandogli in testa proprio mentre due turiste milanesi si erano affrettate a chiamare i carabinieri per denunciare le condizioni in cui l’animale viveva. L’uomo - un agricoltore della Val Tartano - è stato poi denunciato e la Procura che lo ha indagato per quell’uccisione ieri ha chiesto la sua condanna a due mesi di reclusione.

L’agricoltore è però stato assolto perchè il fatto non sussiste. Così ha infatti deciso il giudice Carlo Camnasio in camera di consiglio dopo aver ascoltato le parti. La Procura - con il pm Elvira Antonelli - ha messo l’accento sulla crudeltà del gesto, la difesa - in aula l’avvocato Lorena Mentasti - invece ha sottolineato come non ci fossero gli estremi per parlare di reato «dal momento che l’animale - un cane pastore di 13 anni - è stato abbattuto perchè - come ha stabilito il perito - “era in condizione buone, ma con alterazioni degenerative articolari degli arti posteriori”». In una parola, per la difesa non stava più sulle zampe.

Il fatto di essere legato a una catena - seppur lunga quattro metri - non deve certo aver migliorato le sue capacità motorie e quando le due turiste lo hanno scorto, al di fuori della stalla, in un luogo poco pulito e senza nemmeno una ciotola d’acqua, chiamare i carabinieri e chiedere il loro intervento è venuto quasi spontaneo. Ma quando i militari hanno raggiunto il luogo l’animale era ormai morto. La Procura ha così disposto l’autopsia sul cane pastore - allevato e cresciuto per badare alle greggi al pascolo - e la difesa ha nominato un consulente che ha confermato come ci sia indicazione all’eutanasia etica quando l’animale ha problemi di salute importanti e irreversibili.

Certo, se lo avesse certificato all’epoca un veterinario, il proprietario non avrebbe dovuto subire un processo, ma anziché rivolgersi a un medico , l’uomo ha fatto tutto da solo.

Ma non ha commesso reato. Questo significa che chiunque d’ora in poi potrà sparare al proprio cane o al proprio gatto? «Assolutamente no, non è questo il messaggio che deve passare - spiega l’avvocato Mentasti -. Qui siamo in presenza di un animale che presentava problemi sanitari che hanno inciso sulle sue capacità motorie. Quanto alla contestata crudeltà, abbiamo evidenziato come il colpo secco alla nuca non abbia provocato alcun tipo di sofferenza, nè di agonia e al di là dell’impatto emotivo questa metodica è certo più immediata di un’anestesia che se non praticata in modo corretto potrebbe addirittura fare soffrire di più l’animale».

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