Tangenti in Comune a Lecco  L’ora dei testimoni della difesa
La villa di Malnago di Francesco Sorrentino: è sotto sequestro

Tangenti in Comune a Lecco

L’ora dei testimoni della difesa

Processo Sorrentino-Castagna: altre deposizioni, il progettista di Rota chiamato dell’ex consigliere. Poi il dirigente dell’Ufficio patrimonio del Comune

«Quando la notizia uscì sui giornali chiesi spiegazioni a Rota e lui raccontò, mi spiegò quello che era stato scritto e forse qualcosa in più. Mi disse di quella persona che gli aveva chiesto quattrini, qualcosa che non immaginavo nemmeno lontanamente potesse succedere, non mi ricordo chi fosse, mi fece un nome che non conoscevo».

Come interpretare questa frase dell’architetto Emiliano Dall’Acqua, progettista della palazzina di Acquate, committente Marco Rota, alla base della vicenda giudiziaria che ha portato prima in carcere, poi agli arresti domiciliari, quindi in tribunale l’ex dirigente del settore Edilizia privata del Comune di Lecco, Maurizio Castagna, e dell’ex consigliere comunale della Lega Nord, l’odontotecnico Francesco Sorrentino?

La sua risposta alla domanda dell’avvocato Stefano Pelizzari, difensore di Sorrentino insieme all’avvocato Valentina Ramella del Foro di Milano, suona alquanto sibillina perché non chiarisce un punto (e in aula, peraltro, nessuno gli ha chiesto di farlo): proprio non ricorda chi fosse quel «qualcuno che non conoscevo»? Non un particolare di poco conto: Dall’Acqua conosceva sia Castagna che l’avvocato Giovanni Minervini (che per questa vicenda ha patteggiato due anni e otto mesi) per via della pratica edilizia dei box e Rota ha sempre dichiarato di non aver mai incontrato Sorrentino. Dunque, chi era quella persona di cui Dall’Acqua ha dichiarato di non ricordare il nome?

Rota in denuncia alla Guardia di Finanza nel febbraio 2014 raccontò che era stato Minervini a chiedergli 2.500 euro per “oliare” la pratica di svincolo della strada di accesso ai garage della palazzina da parte del Comune. E che fu Minervini a dirgli che soldi andavano a Castagna.

È da quella denuncia che si è dipanata l’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Silvia Zannini, che, due mesi più tardi, ha portato all’arresto di Sorrentino e Castagna (imputati rispettivamente per concorso in concussione e concussione) e qualche settimana dopo agli arresti in casa per Minervini. E al processo attualmente in corso a Palazzo di giustizia.

L’istruttoria dibattimentale non è ancora conclusa, all’appello mancano ancora i testimoni a discarico del geometra Castagna, che verranno sentiti nella prossima udienza, il 24 gennaio. Poi il 7 marzo sarà la volta dell’esame degli imputati e il 21, a meno di intoppi dell’ultima ora, il dibattimento verrà dichiarato chiuso. Quindi sarà la volta della discussione, non ancora calendarizzata.

A parte la testimonianza di Dall’Acqua, ieri, che ha precisa domanda dell’avvocato Marilena Guglielmana (difensore di Castagna insieme alla sorella Patrizia), ha risposto che il funzionario comunale «non ha mai chiesto soldi nè ha mai fatto intendere di volerne», ieri ha deposto Luca Ronzani, ai tempi dirigente dell’ufficio Patrimonio del Comune. Che, rispondendo alle domande dell’avvocato Ramella, ha riassunto la vicenda della pratica Rota, di quei 5x5 metri quadrati di proprietà del Comune sui quali passava il corsello del box della palazzina di via Pra’ Corvino: «Come ufficio suggerimmo la vendita al privato, era un terreno agricolo ma dava accesso ai garage quindi calcolammo un prezzo forfettario di 25mila euro, anche per sollevare il Comune da responsabilità». Ma il Consiglio comunale ha invece poi deciso la cessione perpetua del diritto di passaggio.

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