Sondrio, morto in sella alla sua moto  L’ultimo saluto a San Rocco
Molte persone ieri pomeriggio hanno dato l’ultimo saluto a Luciano Fascendini

Sondrio, morto in sella alla sua moto

L’ultimo saluto a San Rocco

Chiesa gremita mercoledì pomeriggio per l’addio a Luciano Fascendini. Il ricordo degli amici: «Era una persona sulla quale potevi sempre contare»

La chiesa di San Rocco stipata di familiari, parenti, amici si è stretta mercoledì pomeriggio attorno al feretro di Luciano Fascendini, il motociclista morto in sella alla sua Yamaha nel tragico incidente occorsogli domenica 23 a Taceno, in Valsassina. Ancora una volta una coppia di anziani genitori ha dovuto accompagnare un figlio nell’ultimo viaggio in un percorso “innaturale”.

Don Giacinto Panfilo , il direttore dei Salesiani, ha officiato la funzione e ha ricordato che ora Luciano è ancor più Figlio di Dio e che verrà un giorno nel quale tutti ci riabbracceremo. «Siccome siamo nel tempo di Pasqua, tutta la liturgia ci chiama alla Fede, al Gesù Risorto nella prova alla quale sono sottoposti i parenti per la scomparsa improvvisa di Luciano. Che poi ha ricordato nella sua mansione di camionista, autista - così come lo era il papà di don Giacinto – devoti di San Cristoforo, patrono degli autisti. Per ultimo il suo impegno come ex-allievo di don Bosco nel suo appartenere all’oratorio».

Era una persona solare Luciano Fascendini, lo hanno ricordato amici e parenti; sempre molto discreto e disponibile, ma senza apparire, senza mettersi in mostra. Di lui hanno parlato i vecchi amici dell’As Bissa, Caslini, Cecchini, Fanoni, Dore, Corbo, Sapio, la società con la quale negli anni 80 aveva organizzato i Mondiali di Corsa in Montagna, qualche edizione del Carnevale, scuole di Calcio. «Non lo vedevi mai in mostra – hanno rinverdito -, ma era uno sul quale potevi contare in ogni occasione, per qualsiasi cosa, sempre disponibile ma con grande discrezione». Quella discrezione che l’aveva portato poi a contatto del mondo dei motori, sua grande passione. Aveva chiesto di seguire un conoscente che correva in moto, aveva domandato (in punta di piedi) se poteva accompagnarlo nelle gare, quasi col timore di dare fastidio.

«Si muoveva discreto per tutto il Paddock per inseguire la sua passione, per vedere, per imparare» hanno ricordato di lui e ieri gli hanno portato l’estremo saluto, increduli, smarriti di fronte a un avvenimento che l’uomo non potrà capire mai. Al termine della cerimonia il feretro è stato accompagnato, per la sua tumulazione, al Cimitero di Sondrio.

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