Perego e rifiuti, assolti i fratelli
Ivano Perego, condanna a due anni

Perego e rifiuti, assolti i fratelli

Condanna confermata per Ivano Perego accusato di traffico illecito di rifiuti speciali

I giudici della corte d’Appello di Milano hanno confermato la condanna a due anni di carcere per traffico illecito di rifiuti speciali per l’ex imprenditore Ivano Perego, il canturino con azienda a Cassago Brianza finito in cella - tra l’altro - per aver spalancato i cancelli dell’impresa edile di famiglia agli uomini della ’ndrangheta.

La sentenza è stata letta ieri, nel processo di secondo grado dell’inchiesta nata grazie all’intuizione di una pattuglia della polizia stradale di Como. Gli agenti intercettarono per un normale controllo un camion della Perego Strade carico di materiale edile raccolto dal cantiere per la demolizione dell’ex Lechler di Ponte Chiasso, un’area ad alto inquinamento anche da amianto. Anziché portare i rifiuti in una discarica autorizzata, il camion - avevano scoperto gli agenti - era diretto a Cassago Brianza dove i detriti venivano tritati e poi riutilizzati in vari cantieri. Compreso quello per la realizzazione dell’ospedale Sant’Anna, dove - secondo i camionisti ex dipendenti della Perego - sarebbero state gettate tonnellate di rifiuti speciali (si parlò anche di amianto, ma alla fine questa accusa è uscita dal processo).

In ogni caso Perego (difeso dagli avvocati Marcello Elia e Barbara Belloni) è stato condannato, così come l’ex dipendente Paolo Sala (1 anno e 4 mesi) difeso dall’avvocato Carlo Clementini. Assolti invece i fratelli di Ivano: Claudio ed Elena Perego (difesi il primo dall’avvocato Fabrizio De Capitani di Erba, la seconda dall’avvocato Davide Monteleone di Como) per non aver commesso il fatto. I giudici hanno ritenuti i due imputati - che in primo grado erano stati condannati a un anno - sono stati evidentemente ritenuti estranei al traffico di rifiuto, nonostante l’incarico amministrativo che ricoprivano in azienda in quel periodo.

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