Venerdì 22 novembre 2013

Manufat, dramma made in Italy

«Rovinati da due rate Equitalia»

Franco Di Raimondo e Franco Pighi nella Manufat svuotata
(Foto by Stefano Bartesaghi)

Il colpo di grazia è arrivato da Equitalia. E in quattro mesi si è consumato il dramma.

La Manufat, azienda di via Don Gnocchi con alle spalle 64 anni di onorata produzione di maglieria intima di qualità e Made in Italy, dalla fine di ottobre ha cessato la produzione. Ora 62 dipendenti, la maggior parte donne, sono senza lavoro.

E non sono gli unici: anche i due titolari, alle soglie dei 60 anni, sono nelle stesse condizioni perché , dicono,«per pensare alle nostre famiglie, dobbiamo trovare un impiego».

Una situazione paradossale: «Non avrei mai pensato di trovarmi in queste condizioni – dichiara l’imprenditore Franco Pighi – e il solo parlarne mi fa venire il magone».

Oggi nei 12 mila metri quadrati dei capannoni dell’unità produttiva regna un glaciale silenzio: il rumore dei macchinari e il vociare dei dipendenti è stato sostituito dall’immobilità assoluta in attesa degli sviluppi che avrà la sentenza di fallimento nelle mani del curatore.

«Da tempo stavamo attraversando un periodo di criticità – spiega Di Raimondo –, ma pur nelle difficoltà, abbiamo sempre scelto di pagare per primi i nostri dipendenti e i nostri fornitori. Con il senno di poi, anche se rifaremmo tutto perché difendiamo quelli che riteniamo dei principi e dei valori, è stato un errore perché

abbiamo lasciato indietro l’erario».

Proprio con il fisco si stava cercando un accordo. L’idea era quella di rientrare attraverso dei piani di rateizzazione «di cui l’ultimo- ricorda Di Raimondo - da 200 mila euro con l’Inps».

Lo scorso gennaio, prosegue, «non siamo però riusciti a pagare due rate da 10 mila euro sempre con l’istituto di previdenza sociale, le banche hanno chiuso i rubinetti e ad aprile è arrivata Equitalia che ha messo in atto un pignoramento presso terzi bloccando i nostri conti correnti».

L’assurdo, rimarca, è che l’azienda «ha chiuso con ordini inevasi per un milione e mezzo di euro, di cui 800 mila sarebbero stati pagati sicuramente perché il cliente era la grande distribuzione».

A quel punto c’è stato poco da fare: «Il 14 giugno abbiamo presentato la domanda di concordato che ci avrebbe permesso di ritardare gli atti esecutivi. Abbiamo avuto 90 giorni per trovare un’alternativa, ma non ci siamo riusciti».

Ma Equitalia replica: «Equitalia ha fatto tutto quanto in suo potere per permettere all’azienda di pagare l’ingente debito accumulato negli anni, concedendo due rateizzazioni per il periodo di tempo più lungo consentito dalla legge».

«La chiusura dell’azienda - prosegue - non è stata causata dal mancato pagamento di due rate, né dal blocco dei conti effettuati da Equitalia, dal momento che la procedura di pignoramento non ha portato ad alcun tipo di incasso».

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