L’appeal sugli investitori  Resta il nodo strade
Le potenzialità di crescita di un territorio dipendono dalla capacità di attrarre investimenti e talenti

L’appeal sugli investitori

Resta il nodo strade

Uno studio della Liuc pone il territorio a metà della classifica regionale guidata da Milano. Il punto di forza lecchese è la qualità delle risorse umane

La capacità di un territorio di attrarre capitali (quindi investimenti), imprese, talenti. È una caratteristica fondamentale per la crescita di un’area. Concetto che visto dall’altro lato si legge così: se non arrivano investimenti non si cresce.

Quanto ad attrattività, Lecco non sta benissimo, ma neanche male. È a metà della classifica delle province lombarde: settima su dodici, con un punteggio di 9,19 (il minimo è zero, il massimo venti). La graduatoria è stata preparata dalla Liuc, l’università “Carlo Cattaneo” di Castellanza, che ha considerato vari parametri, sintetizzati in un indicatore (il punteggio di cui si scriveva sopra).

Tra i fattori più importanti che un imprenditore valuta nella decisione di localizzare un investimento ci sono la dotazione infrastrutturale, la qualità (quindi la competenze) dei lavoratori, il livello di istruzione dei giovani.

Torniamo alla classifica per capire quali sono i concorrenti, i competitor del Lecchese. Al primo posto c’è Milano (con un punteggio di 12,5), poi Monza Brianza (11,68), Varese (9,77), Brescia (9,49), Bergamo (9,38), Como (9,31), Lecco (9,19), Mantova (80,6), Sondrio (7,98), Lodi (6,74), Pavia (6,31), Cremona (6,19).

Nel presentare la ricerca, la Liuc sottolinea la grande importanza del capitale umano nella scelta del territorio dove insediare un’impresa: «Anche nell’epoca dell’automazione e del lavoro a distanza, le imprese sembrano optare per insediarsi in territori con capitale umano giovane e altamente profilato».

Non solo, come spiegano i ricercatori, «a fare la differenza tra i territori sono: la specializzazione nei settori ad elevata produttività e con alto tasso di innovazione, la capacità di creare e promuovere il talento, le dinamiche demografiche che favoriscono ricambio nella popolazione attiva e mitigano il complessivo trend di invecchiamento della popolazione. Di contro, le province del sud e le aree di montagna mostrano maggiore debolezza in base agli stessi fattori».

Lecco ha punti di forza nella storia e nella tradizione economica; nella qualità delle risorse umane, e dei centri di formazione scolastica (si pensi all’alta didattica del Badoni e del Fiocchi) e universitaria; in un tessuto sociale forte e coeso; in una realtà imprenditoriale vivace e con un’elevata propensione all’export. Tra i punti di debolezza, la dotazione infrastrutturale (mancano i collegamenti diretti con le autostrade, la direttrice viaria est-ovest è penalizzante); la limitata disponibilità di spazi.

Per migliorare l’attrattività del territorio bisogna agire sui fattori di ritardo, con la consapevolezza che i tempi di risoluzione dei problemi non sono brevi (basti ricordare da quanti anni siamo in ballo con la nuova Lecco-Bergamo), e nel contempo insistere con interventi di “cacciavite” sui punti di forza: ad esempio, rafforzare i rapporti tra il mondo della scuola e le imprese.

È questo il significato della ricerca Liuc che si propone di individuare gli strumenti per migliorare l’attrattività dei territori. «La ricerca da un lato – spiega il professor Massimiliano Serati, direttore centro sullo sviluppo dei territori e dei settori – risponde a un’esigenza strategico-decisionale, volta a supportare le scelte di localizzazione di impresa (da parte di imprenditori e consulenti), dall’altro è utile a una pianificazione politica territoriale, per orientare la promozione dello sviluppo economico del territorio stesso».

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