L’amico di Joele:

«Porta sfondata

e poi fu il finimondo»

L’amico di Joele ha concluso il terribile racconto, in tribunale a Maidstone, sulla sera dell’omicidio

Mostrati ai giurati i pigiami strappati e le sbarre piegate dalla violenza inaudita dei colpi mortali

Si è conclusa in tribunale a Maidstone, in Inghilterra, la testimonianza di Alex Galbiati.

Da mercoledì, davanti ai giurati, è iniziata la sfilata degli altri testimoni che, la sera del 20 ottobre scorso, assistettero al feroce pestaggio (o alle sue conseguenze).

Nell’aggressione – avvenuta nella stanza occupata sopra il ristorante dove lavoravano - rimase seriamente ferito lo stesso rogenese e fu ucciso il ventenne di Nibionno Joele Leotta. In tribunale Alex Galbiati, in alcuni giorni di testimonianza, ha via via riconfermato l’impianto accusatorio della pm Philippa McAtasney aggiungendo particolari agghiaccianti; celato dietro uno schermo protettivo per non essere turbato dalla vista dei presunti assalitori – i lituani Aleksandras Zuravliovas, Tomas Gelezinis, Saulius Tamoliunas e Linas Zidonis, d’età compresa tra 21 e 31 anni, tutti nei banchi degli imputati – il giovane ha ripercorso quella terrificante notte.

Alex ha riferito: «Attorno alle 23, dopo avere udito frastuono provenire dall’esterno, vedemmo la porta sfondarsi e mani protendersi attraverso il legno, per colpire». Da quel momento, fu il finimondo.

Tutti i dettagli e la testimonianza completa di Alex, nell’ampio servizio su “La Provincia di Lecco” in edicola giovedì 1 maggio.

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