In Italia una base di Al Qaeda, arresti   «Un kamikaze doveva farsi saltare in aria in  Vaticano»

In Italia una base di Al Qaeda, arresti

«Un kamikaze doveva farsi saltare in aria in Vaticano»

Operazione in sette province italiane. Un imam a Bergamo si occupava del finanziamento

Vasta operazione antiterrorismo della Polizia in sette province italiane nei confronti di appartenenti ad un’organizzazione terroristica internazionale affiliata ad Al Qaeda. La base operativa del network terroristico si trovava in Sardegna. L’indagine, diretta dalla Procura Distrettuale di Cagliari e coordinata dal Servizio Centrale Antiterrorismo (S.C.A.) della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, sta coinvolgendo le D.I.G.O.S. di sette province italiane.

Dalle conversazioni intercettate tra i componenti della cellula di Al Qaida che ha operato in Sardegna è emersa la presenza in Italia di un kamikaze e l’ipotesi che si progettasse un attentato in Vaticano. Lo hanno riferito gli inquirenti nel corso della conferenza stampa in procura a Cagliari. L’ipotesi di progetto di attentato in Vaticano risalirebbe al marzo del 2010, durante la permanenza in Italia del kamikaze pakistano, che avrebbe dovuto farsi saltare in aria in mezzo ai fedeli.

Sono diciotto le ordinanze di custodia cautelare nei confronti di appartenenti ad un’organizzazione dedita ad attività criminali transazionali, che si ispirava ad Al Qaeda e alle altre formazioni di matrice radicale sposando la lotta armata contro l’Occidente e il progetto di insurrezione contro l’attuale governo in Pakistan.

Un imam che operava tra Brescia e Bergamo era l’esponente dell’organizzazione fondamentalista addetto alla raccolta dei fondi per attentati terroristici in Pakistan. Il dirigente del movimento pietistico Tablig Eddawa (Società della Propaganda) stimolava le donazioni presso le comunità pakistano-afghane sul territorio italiano. I fondi raccolti venivano poi inviati in Pakistan. In un caso è stato riscontrato il trasferimento di 55.268 euro mediante un volo per Islamabad da Fiumicino.

La strategia degli atti terroristici compiuti era quella di intimidire la popolazione locale e di costringere il governo pakistano a rinunciare al contrasto alle milizie talebane e al sostegno delle forze militari americane in Afghanistan. Gli investigatori del Servizio Centrale Antiterrorismo della Polizia di Prevenzione con la D.I.G.O.S. di Sassari hanno riscontrato che alcuni degli indagati sono responsabili di numerosi e sanguinari atti di terrorismo e sabotaggio in Pakistan compresa la strage nel mercato cittadino Meena Bazar in Peshawar il 28 ottobre del 2009, dove un’esplosione uccise più di cento persone.

Dall’indagine, che ha permesso di sgominare il network fondamentalista, sono emerse intercettazioni dalle quali risulta che due membri dell’organizzazione hanno fatto parte della rete di fiancheggiatori che in Pakistan proteggevano lo sceicco Osama Bin Laden. L’attività investigativa della Polizia ha permesso di riscontrare come l’organizzazione provvedeva ad alimentare la rete criminale destinando una parte del proprio impegno al fenomeno dell’introduzione illegale sul territorio nazionale di cittadini pakistani o afghani che in taluni casi venivano anche destinati verso alcuni paesi del nord Europa.

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