Il Politecnico su Marte  con una lente made in Lecco
Docenti e ricercatori di “MetroSpace Lab” che si occupa di monitoraggio, diagnostica e controllo di qualsiasi sistema interessato da grandezze meccaniche e termiche

Il Politecnico su Marte

con una lente made in Lecco

Il laboratorio di Misure meccaniche e termiche lavora con l’Esa, ha partecipato a varie missioni spaziali, in programma un viaggio su Giove

C’è un laboratorio, nel complesso universitario “incastrato” tra via Previati e via Ghislanzoni, che produce strumenti da utilizzare nelle missioni spaziali: ne sono stati utilizzati su Marte e Venere e si sta lavorando attualmente a nuovi progetti.

Al livello interrato del Polo lecchese del Politecnico di Milano ci sono dei gioielli, considerando gli ambiti nei quali questi operano e le collaborazioni che vantano, oltre ovviamente ai progetti realizzati e in fase di concretizzazione.

Uno di questi è il laboratorio di Misure meccaniche e termiche, diretto dal prof. Bortolino Saggin, i cui componenti sono ormai abituati a vedere il frutto del loro lavoro mandato in orbita.

«Nel nostro laboratorio progettiamo strumentazioni per lo spazio: strumenti ottici che servono per l’esplorazione planetaria – ci ha spiegato il professore -. In particolare, restando al lavoro più recente, abbiamo collaborato a uno strumento che è ora su Marte».

Questo, come rilevato da Saggin, è solo l’ultimo dei progetti decollati: in passato il team lecchese ha visto il frutto del proprio lavoro entrare in una missione che ha riguardato Venere, ma anche nelle missioni Rosetta e Cassini. E in futuro ci sarà un “ritorno su Marte” e una missione su Giove.

«Prevalentemente collaboriamo con l’Esa per quanto riguarda l’ottica e gli infrarossi in funzione dell’osservazione da satellite (riguardo l’atmosfera) e dal suolo (atmosfera e terreno). Il nostro lavoro consiste in questo senso nel supportare i ricercatori dell’Iaps (Istituto di astrofisica e planetologia spaziali, che fa riferimento all’Istituto nazionale di astrofisica di Roma) impegnati nell’effettuare determinate misurazioni a scopo scientifico. In pratica, noi realizziamo lo strumento con cui loro effettuano la misura e sviluppiamo quello che serve per verificare la eventuale deposizione di elementi contaminanti sulle superfici delle ottiche nella fase di allestimento».

Il team del laboratorio (oltre a Saggin vi lavorano Marco Tarabini, Diego Scaccabarozzi, Marianna Magni, Pietro Marzaroli, Francesco Corti, Arash Valiesfahani, Dolphine Cadefeux, Christian Pagliara, Marco Valassi e Paola La Marca) sta lavorando ora al progetto Exomars 2020, condotto da Esa e Roscosmos (agenzia spaziale russa). Per farlo, utilizza anche un’apparecchiatura che, in via Previati, permette di simulare le vibrazioni della fase di lancio, per avere la garanzia che i sistemi ottici non si danneggino, mentre una “cameretta” all’azoto liquido consente di verificare la reazione di determinati componenti fino a -196 gradi Celsius.

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