Il Poli e il campus  Investimenti da far fruttare

Il Poli e il campus

Investimenti da far fruttare

Il rettore Resta ha incontrato gli imprenditori. Obiettivo: fare dei laboratori un riferimento territoriale

Il campus è il luogo che può caratterizzare la Lecco di oggi e del futuro. Come in passato, c’erano le grandi fabbriche - il Caleotto, la Badoni, la Sae - che facevano della nostra città una delle capitali italiane del ferro, così oggi (e domani) la nuova manifattura lecchese può avere nel campus il cuore, oltre che la sua immagine, quello che viene definito il landmark, la cartolina da spedire nel mondo.

Perché malgrado la trasformazione economica, la crisi che ha ucciso tante aziende grandi e piccole, la vocazione turistica da valorizzare, Lecco e il territorio restano manifattura: più del 40% del fatturato provinciale arriva dalla produzione manufatturiera. Che, però - ed è quasi inutile ricordarlo - non è più quella di una volta. Oggi e sempre più le produzioni nascono nei laboratori.

Innovare, innovare, innovare è la strada che devono seguire le aziende per restare competitive. E il campus è uno dei luoghi dove si fa ricerca. Il problema non ancora risolto (lo testimonia il 69% delle aziende lecchesi che nel partecipare al bando regionale sull’innovazione ha dichiarato di non aver mai sperimentato una collaborazione con le università), ma al quale si sta lavorando, è trasformare la ricerca in innovazioni che in tempi stretti possano essere utilizzate dalle imprese, che poi nel Lecchese sono quasi tutte piccole imprese. Di questo, del ruolo che il campus può avere nella Lecco che verrà, e di conseguenza dei veicoli da usare per il trasferimento tecnologico (i risultati della ricerca che vengono portati dentro le fabbriche per diventare prodotti e anche processi innovativi) si è parlato nell’incontro di ieri tra Ferruccio Resta, rettore del Politecnico di Milano, e gli imprenditori. Nell’aula magna del campus, c’erano più di duecento aziende. E c’erano le istituzioni dal sindaco Virginio Brivio in su e in giù, quasi a confermare che nel futuro di Lecco i laboratori del Politecnico, del Cnr e dell’Inail avranno un ruolo centrale. Come ha detto Vico Valassi, presidente di UniverLecco che ha organizzato l’incontro, «il rapporto tra il tessuto imprenditoriale e i laboratori del campus è un tema che riguarda tutti, perché da esso dipende la qualità della vita del territorio».

Il rettore Resta ha notato che a Lecco c’è un’attenzione molto alta sul rapporto tra aziende e università, «me ne accorgo dalla partecipazione sempre elevata che c’è negli incontri tra noi e gli imprenditori. Insieme dobbiamo trovare gli strumenti per rendere strutturali e proficui tali rapporti». Anche per non innescare attese che poi potrebbero andare deluse, il rettore ha avvertito: «Come università non siamo in grado di adottare le stesse procedure delle imprese, ma possiamo essere complementari su una serie di progetti». La traduzione? Le imprese non possono pensare ai laboratori del campus come a distributori di soluzioni di tecnologia e innovazione: non è che l’impresa arriva con il problema, lo inserisce nella macchinetta che dopo un po’ sputa la soluzione.

C’è invece un percorso che aziende e ricercatori possono fare insieme, nella consapevolezza che comunque ci sarà un arricchimento reciproco, magari solo culturale. Spesso però il cammino fianco a fianco non si riesce a fare. Come scriviamo qui a fianco, Giulio Sirtori, direttore di Confindustria Lecco, non ha nascosto le difficoltà di dialogo che le imprese hanno con il Politecnico. Alcune di esse per i propri progetti di ricerca si rivolgono ad altre università, anche estere, dove le loro richieste trovano più immediata e facile accoglienza. È su questi aspetti che tutti devono lavorare anche perché negli anni, Lecco, le istituzioni, e anche il sistema associativo hanno investito molto nella realizzazione del campus. E dall’investimento è giusto pretendere un ritorno. Oggi poi che - come ha ricordato il rettore - le tecnologie tendono a contaminarsi è più facile che le aziende riescano a trovare un interlocutore anche in terreni di ricerca che in apparenza sono distanti.

Reciproche diffidenze

L’importante è riuscire a vincere le eventuali diffidenze e costruire un dialogo tra i ricercatori e le imprese. Un aiuto potrà venire anche dal project work che da quest’anno sperimenteranno nelle aziende gli studenti della laurea magistrale in Ingegneria meccanica nelle aziende. Questo percorso punta a stimolare l’interazione tra tessuto imprenditoriale e formazione universitaria. È un’occasione di dialogo tra didattica e azienda, attraverso un lavoro congiunto su temi reali, riscontrabili nei processi industriali.

Il project work nasce su proposta di imprese interessate a sviluppare progetti di innovazione e miglioramento di processo e prodotto su cui lavorerà un team di progetto composto da studenti di mechanical engineering, da un tutor aziendale per la definizione dei contenuti e l’indirizzo dell’attività progettuale e da un supervisore accademico per il coordinamento dell’attività e l’inquadramento metodologico.

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