«Il mio novello Amleto in cerca di verità   nei misteri d’Italia»
Valerio Callieri, il suo romanzo è ambientato nell’Italia degli “Anni di piombo”

«Il mio novello Amleto
in cerca di verità

nei misteri d’Italia»

Romano, classe 1980, una laurea in Sociologia alla Sapienza, scuola Holden ma anche tanti lavori precari alle spalle, dal cameriere al documentarista, Valerio Callieri è riuscito a scrivere un romanzo - già vincitore del Premio Calvino per scrittori esordienti - ricco di cultura e di storia, quella dell’Italia degli anni di piombo.

Il suo “Teorema dell’incompletezza”, edito da Feltrinelli, è il secondo finalista del Premio letterario Manzoni 2017 e sabato sera, dalle 21, Callieri sarà sul palco dell’auditorium della Casa dell’Economia di via Tonale insieme agli altri due scrittori arrivati al traguardo, Eraldo Baldini (con “Stirpe selvaggia”) e Gianfranco Calligarich (con “La malincoia dei Crusich”).

Callieri, la sua è la storia di un periodo ancora pieno di misteri.

Già, quella dei tanti, troppi cadaveri insepolti che contaminano il nostro paese. Non è stata una passeggiata: ho impiegato cinque anni a scrivere questo romanzo, a ricostruire i misteri italiani, tra Brigate Rosse, bombe e movimenti operai, e a intrecciarli con le vicende dei miei protagonisti.

Due fratelli indagano sulla morte del padre, ex operaio Fiat ucciso nel suo bar di Centocelle durante una rapina.

Sì, Dietro all’immagine del barista sempre in vena di battute e tifoso della Roma emerge un passato pieno di segreti che affondano degli anni di piombo. È il minore dei due fratelli che si ritrova tormentato dal fantasma del padre. Lui e Tito, il primogenito, non potrebbero essere più diversi, uno poliziotto legato ai servizi segreti protagonista del G8 di Genova e l’altro tormentato dai dubbi, che definirei un cialtrone che si ritrova in una sorta di tragedia greca. Per dipanare la matassa ripercorro la storia italiana che pesa ancora come un macigno su tutti noi.

Colpisce l’alternarsi nel libro di capitoli dedicati alla storia romanzata e altri, una sorta di diario, in cui elenca i fatti nudi e crudi.

Una doppia indagine. Sui cinquant’anni di misteri italiani e su un padre morto in modo altrettanto misterioso. Interessanti sono i due punti di vista dei due fratelli che da anni non si parlano, schierati su versanti ideologici opposti. È il minore, quello che sembra il meno adeguato perché indolente e pauroso, a calarsi nei panni di un novello Amleto e a ricostruire la verità con l’aiuto della ragazza che ama, una hacker che lo sprona a ritrovare la razionalità. Sul concetto di verità poi ci sarebbe molto da discutere.

In effetti, non è semplice spiegare cos’è questo romanzo. Forse perché è tante cose insieme. Il tutto ricco di citazioni importanti, da Pasolini a Shakespeare.

Beh, la maggiore difficoltà è stata trovare la voce che si adatti a ciò che si racconta. E poi rifuggire da stereotipi, retorica e luoghi comuni. Ripulire ad ogni pagina la scrittura. E comunque, alla fine, emozionare il lettore. Non mi piacciono i libri che stanno nel cassetto. I libri vanno vissuti, letti, consumati.

Lei è romano e la sua storia è ambientata a Centocelle. L’amore per la sua città traspare in ogni pagina.

Un quartiere che conosco bene, lì ho passato la mia adolescenza. Era la Roma più vera e più autentica, quella che ora non c’è più. Oltretutto molti militanti della lotta armata e della colonna romana brigatista venivano proprio da quel quartiere. Comunque ora abito fuori dal raccordo anulare, a Ciampino. Così vedo gli aerei che decollano e atterrano e ho modo di non essere troppo a contatto col degrado che, purtroppo, ha contaminato la mia città.

Da Roma a Lecco, dove arriva come finalista del Premio Manzoni. A proposito, che ne pensa del grande scrittore?

Certo, al liceo non lo sopportavo, ma come del resto non potevo apprezzare Shakespeare e Dante. Sedici anni sono pochi per comprendere la grandezza di questi autori. E anch’io, come tanti, Manzoni l’ho riscoperto dopo. Prima di scrivere questo mio romanzo ho letto tutto l’Amleto. Un meccanismo narrativo incredibile. Logico che non potessi capirlo da giovane studente, quando hai tutt’altro per la testa.

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