Il cavalcavia crollato  Anas lo aveva ridotto  a trappola mortale
Il ponte poco prima del crollo. Nel cerchio il cedimento incombente e, a destra, la sella Gerber incrinata

Il cavalcavia crollato

Anas lo aveva ridotto

a trappola mortale

La tragedia di Annone Secondo il consulente del Pm

il degrado progressivo della stabilità del ponte

dovuto all’omessa manutenzione dell’Azienda strade

Il consulente tecnico della Procura ridimensiona le responsabilità dell’Anas nel crollo del ponte di Annone? È un dubbio che sorge studiando il lavoro del professor Marco Di Prisco sulle cause che hanno portato al collasso del 28 ottobre. Basti dire che delle otto persone a cui il docente del Politecnico attribuisce colpe più o meno gravi nella tragica sequenza di accadimenti che portarono alla morte dell’insegnante Claudio Bertini e al ferimento di quattro persone, una sola è dipendente dell’Azienda strade.

Si tratta del capo centro di Milano, Giovanni Salvatore, al quale si contesta di aver sottovalutato la gravità dell’allarme lanciato dagli automobilisti almeno quattro ore prima del cedimento della struttura, in particolare di non aver impedito la circolazione dei mezzi pesanti sul cavalcavia. Anzi, di aver consentito che lì sopra passasse un mastodonte da 108 tonnellate, cioè un carico eccezionale sotto il cui peso si sono consumati il crollo e la tragedia. Una responsabilità che sarebbe da condividere con il dirigente della Provincia di Lecco Andrea Sesana: l’uno e l’altro, secondo Di Prisco, visto il crollo dei calcinacci e la caduta di un copriferro avrebbero potuto e dovuto chiedere alla Stradale la chiusura immediata del cavalcavia in attesa del sopralluogo di un ingegnere strutturista.

Nell’elenco dei presunti responsabili figura inoltre un consulente dell’ente strade, l’ingegner Roberto Torresan, criticato dal docente universitario per aver rassicurato i colleghi sulla stabilità del vecchio manufatto con una perizia effettuata senza l’esame del progetto e senza analisi strutturali. Ma, in questo caso, il dito è puntato contro un libero professionista, non contro l’Anas.

Un solo indagato, dunque. Ma si può sostenere che l’Azienda strade ne esce bene solo e soltanto se si bada al numero dei dipendenti che potrebbero ritrovarsi imputati nel dibattimento. Le 77 pagine della consulenza si fanno infatti severe quando c’è da valutare le responsabilità oggettive dell’Azienda strade nella gestione e nella manutenzione del cavalcavia. Alla fine, del plateale litigio fra Anas e Provincia sulla proprietà del ponte, e dunque sulla sua gestione, e dunque sulla tragedia, al tecnico del Pm importa relativamente poco.

Di Prisco riconosce che in seguito a un inghippo burocratico del 1983 ancora oggi non vi è certezza sulla titolarità della struttura. La titolarità del crollo, invece, la attribuisce a entrambi gli enti. Delle criticità contestate al dirigente provinciale Angelo Valsecchi, soprattutto per aver autorizzato il transito di grandi camion diretti all’Eusider di Cesana Brianza, si è già scritto nei giorni scorsi. Quelle di Anas non sarebbero da meno. «Anas è responsabile del cattivo stato di manutenzione del cavalcavia, e in particolare della sella Gerber (il dente a elle sul quale poggiava l’asse centrale del ponte, ndr) più esterna, il cui collasso ha causato il crollo, sotto l’azione di un carico molto maggiore di quello per cui era stato progettata e realizzata». Il parere fuorviante e rassicurante del professionista esterno non può fungere da alibi, anzi. Anas è responsabile «di aver accettato il parere dell’ingegner Torresan senza provvedere autonomamente a una verifica cautelativa della capacità portante, in assenza di dati specifici e questo nonostante si fossero create le condizioni per ben quattro occasioni (altrettanti urti di camion, ndr) negli ultimi 35 anni di valutare con attenzione la capacità portante del cavalcavia».

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