Emergenza migranti. L’idea: ospitarli  alla caserma De Cristoforis
Migranti accampati ai giardini della stazione San Giovanni

Emergenza migranti. L’idea: ospitarli

alla caserma De Cristoforis

Sempre di più in stazione, superata quota 400. Lucini: «La città da sola non può reggere ancora a lungo»

A Udine l’hanno fatto. Una caserma chiusa da tempo, la “Cavarzerani”, è diventata un centro di accoglienza per i migranti. E dalla primavera scorsa è stata adibita allo stesso scopo una seconda caserma, la “Friuli”. Così comincia a prendere corpo anche a Como l’idea di utilizzare una caserma, la De Cristoforis, per dare un tetto alle persone che da settimane sono accampate nella zona della stazione San Giovanni e del parco antistante. Una situazione, quella dello scalo comasco, divenuta una vera emergenza, visto che il numero di migranti continua a crescere (ieri si è superata quota 400) e si fa sempre più preoccupante la situazione igienico-sanitaria, nonostante la buona volontà di tanti volontari ed enti in prima linea nell’assistenza.

Quanto si potrà andare avanti con la principale stazione di un città turistica, stazione peraltro situata a due passi dal centro, trasformata in un dormitorio? Cosa accadrà tra poche settimane, quando le temperature si abbasseranno e, per esempio, non saranno più disponibili le docce al collegio Gallio? Domande che restano senza risposta, visto che l’input da Roma sarebbe quello di non allestire o utilizzare strutture fisse per i migranti. Nessuno però nega che la De Cristoforis avrebbe le caratteristiche giuste per un’emergenza come quella che stiamo vivendo dall’inizio di luglio.

Due giorni fa l’associazione svizzera Firdaus aveva distribuito nel parco più di 300 pasti. Ieri, all’ora di pranzo, è stata superata quota 400 e le presenze sono cresciute ancora nel corso della giornata. «La situazione ha subito un’accelerazione forte negli ultimi giorni», dice il sindaco Mario Lucini, presente ieri al parco, invitato all’incontro organizzato da diverse realtà provenienti da Como, Bologna, Trieste e Roma. «Queste persone - continua Lucini - hanno deciso di porsi fuori dal percorso di accoglienza istituzionale e ciò mette in difficoltà l’attivazione di altre forme d’assistenza. La Prefettura ci ha chiesto di fare il possibile per dare un supporto di coordinamento a tutte le forze che si sono attivate con generosità. Per gli enti locali inoltre c’è l’aggravante dei minori stranieri non accompagnati, noi ne abbiamo 70, ospitati in diverse strutture e immaginare di raddoppiare l’assistenza (sono una novantina i minori in stazione, ndr) non è semplice».

Dubbi sui respingimenti

Per di più, la situazione, se si protrarrà, incontrerà delle difficoltà ulteriori a settembre, quando ricominceranno le attività. «Per la mensa - dice Lucini - stiamo studiando alcune alternative. Sono grato a chi sta impegnando e mettendo a disposizione risorse e sta garantendo la solidarietà. La città da sola, intesa come istituzioni, cittadini e associazioni, non è nelle condizioni d’affrontare per tempi indefiniti e numeri indefiniti una situazione di questo tipo. È necessario pensare a una soluzione a livello sovracomunale. Se l’evoluzione è di questo tipo e perdura nel tempo, serve un intervento più ampio».

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