Parigi, la tensione resta alta Falsi allarmi e caccia alla terrorista

Parigi, la tensione resta alta
Falsi allarmi e caccia alla terrorista

In mattinata due falsi allarmi a Disneyland Paris e vicino a una sinagoga. Si cerca la compagna di Coulibaly. In Italia la Lega ancora all’attacco

«Amedy Coulibaly ci ha detto che non aveva paura di morire e sapeva che sarebbe morto ieri»: Lo ha raccontato una testimone dell’assalto al negozio kosher di ieri a Parigi. «Appena entrato ha sparato, siamo stati per ore accanto a due cadaverì. Prima del blitz delle teste di cuoio il terrorista ha detto di «agire per difendere i musulmani oppressi nel mondo e in particolare la Palestina».

La tensione a Parigi resta altissima, così come l’allerta, mentre prosegue la caccia ad Ayat, la compagna di Coulibaly. Due i falsi allarmi in mattinata, a Disneyland e per lo scoppio di petardi vicino al luogo di culto ebraico di Jaurès. Per la prima volta dal dopoguerra, la Grande Sinagoga di di rue de la Victoire è rimasta chiusa per lo Shabbat.

Sul fonte politico fa irruzione la provocatoria dichiarazione dell’ex leader di Fn: «Io non sono Charlie», ha dichiarato Jean-Marie Le Pen, che prende le distanze dalla solidarietà nazionale sulla strage nella redazione. nella capitale francese è atteso un milione di persone per la marcia repubblicana, parteciperanno i leader di tutta Europa.

«Chi ha ucciso degli innocenti lo ha fatto per mettere in crisi la nostra identità», ha detto Matteo Renzi parlando all’inaugurazione dell’anno accademico all’Università di Bologna. «Non dobbiamo essere in balia della paura, ma guardare al futur».

Il segretario della Lega Salvini, dopo la strage di Parigi, torna alla carica e attacca: «L’Islam è pericoloso, ci sono milioni di persone in giro per il mondo e sui pianerottoli di casa nostra pronti a sgozzare e a uccidere». «Mi fa pena pensare che Renzi sfilerà domani per le strade di Parigi», aggiunge Salvini, «con le sue politiche a favore dell’immigrazione di massa è complice di quello che rischia di succedere domani».

Si sono conclusi con altro sangue i tre giorni più lunghi per la Francia, cominciati con la strage in redazione a Charlie Hebdo e finiti con un doppio, simultaneo assalto dei reparti speciali francesi. Morti i tre terroristi, che hanno inneggiato ad al Qaida e all’Isis, morto un loro probabile fiancheggiatore. Morte anche quattro persone, ostaggio in un supermercato di prodotti kosher. In un messaggio dal Cairo, Al Qaida in Yemen (Aqap) ha rivendicato l’azione, organizzata per vendicare il profeta Maometto, mentre su Youtube uno dei responsabili di Aqap, Harith gin Ghazi, ha chiesto alla Francia di smettere di attaccare l’Islam o ci saranno nuovi attentati.

“Usciremo da questa prova ancora più forti”, ha detto il presidente Francois Hollande in tv, provando a risollevare i francesi atterriti da un incubo interminabile. Ma poi ha subito aggiunto che “per la Francia le minacce non sono finite”. Il terribile attacco ai vignettisti di Charlie Hebdo, poi il crudele assassinio di una giovane poliziotta, infine la fuga dei tre terroristi braccati come animali, i due fratelli integralisti Cherif e Said Kouachi e l’ultrà islamico di origine maliana Amedy Coulibaly. Fino a ieri mattina sembrava che l’attesa dovesse durare ancora a lungo, poi la notizia che i due Kouachi avevano tentato di rubare un’auto, si erano scontrati con la polizia e, infine, si erano asserragliati in una tipografia della zona industriale della Seine-et-Marne, a est di Parigi, a ridosso dell’aeroporto Charles de Gaulle di Roissy.

Secondo il procuratore della Repubblica di Parigi, François Molins, i due erano armati sino ai denti e possedevano addirittura un bazooka, con l’ogiva pronta ad essere sparata. Contemporaneamente, si stringeva il cerchio attorno a Coulibaly, del quale non si era saputo più nulla dopo l’assassinio della giovane agente ieri mattina: fermati i genitori, un mandato veniva spiccato nei confronti suoi e della sua compagna, Hayat Boumeddiene, che è tuttora ricercata. I fratelli Kouachi non si erano resi conto di avere con loro un ostaggio. Dopo ore, sentendosi perduti e privi di potere di scambio con la polizia che li assediava, sono usciti dallo stabilimento sparando contro la polizia, alle 16.57. Seguendo gli ordini impartiti direttamente dal presidente Hollande, i reparti speciali hanno risposto al fuoco e hanno “neutralizzato” la minaccia. I due fratelli, che avevano fatto sapere di voler morire “da martiri”, sono stati uccisi nello scontro a fuoco.

Nel primo pomeriggio, intanto, era riemerso Coulibaly, di cui non si avevano notizie da ore. Era braccato, ha saputo dei suoi genitori fermati, ha sentito che era arrivato alla fine ed è passato al gesto estremo: kalashnikov in pugno, è entrato in un supermercato di prodotti kosher a Vincennes, periferia residenziale di Parigi, prendendo in ostaggio una decina di persone, fra cui donne e bambini, e gridando ai primi poliziotti arrivati: “sapete chi sono, sapete chi sono!”. Le ricostruzioni, e lo conferma anche Molins, dicono che abbia ucciso subito quattro degli ostaggi, minacciando poi un massacro se fossero stati toccati i fratelli Kouachi. Ha avuto la calma e la concentrazione di telefonare alla redazione di BFMTV per mettere in chiaro che la sua azione era coordinata con i fratelli terroristi, che avrebbero dovuto occuparsi “loro di Charlie Hebdo, io dei poliziotti”. Dopo essersi detto appartenente allo Stato islamico, si è preparato alla fine cominciando a pregare (i redattori di BFMTV hanno ascoltato le sue preghiere dal cellulare rimasto staccato). Anche a Vincennes, per ordine di Hollande, le teste di cuoio sono passate all’azione, esattamente tre minuti dopo Dammartin-en-Goele: fuoco e granate lacrimogene sul supermercato, irruzione ed esplosioni, poi il silenzio.

Lentamente sono usciti i superstiti, mentre i soccorritori si dedicavano ai feriti. Cinque i morti accertati: Coulibaly e quattro ostaggi. Alcuni riferiscono però che tra le quattro vittime ci potrebbe essere un possibile complice del killer, ma il procuratore non conferma l’ipotesi.

Messa in scacco da tre persone nonostante avesse schierato quasi 100mila uomini sul terreno, la Francia prova già da oggi a curarsi le ferite e a interrogarsi sul futuro. Già il primo ministro Manuel Valls ha fatto capire in giornata che c’è forse bisogno di cambiare qualcosa nell’arsenale legislativo francese, alcune circostanze che emergono di ora in ora lo confermano: Coulibaly a piede libero nonostante fosse stato condannato a 5 anni nel 2013 per aver tentato di far evadere Belkacem, terrorista algerino tristemente noto per gli attentati del 1995; Cherif Kouachi, già segnalato come integralista pericoloso, reduce da un soggiorno in Yemen nel 2011 che egli stesso ha definito “finanziato dall’imam Anwar al-Awlaki”, eppure libero di agire e organizzarsi a proprio piacimento.

I francesi provano a ripartire, anche se la strada appare molto in salita. Charlie Hebdo vive, o almeno prova a farlo, riprendendo il lavoro con i superstiti della carneficina ospitati nella redazione di Liberation. Domenica, alla marcia “repubblicana” in nome dell’unità nazionale, in prima fila ci sarà anche Francois Hollande. Verranno a trovarlo, per esprimergli vicinanza e solidarietà, Matteo Renzi, il premier inglese David Cameron, lo spagnolo Mariano Rajoy, la cancelliera Angela Merkel, i massimi vertici europei e il segretario di stato americano alla Giustizia, Eric Holder.

© RIPRODUZIONE RISERVATA