Daniela non ce l’ha fatta. «Ha fatto della sua storia un esempio di forza»
Daniela Copes, 17 anni, è morta ieri dopo qualche settimana di ricovero per l’aggravarsi della sua malattia

Daniela non ce l’ha fatta. «Ha fatto della sua storia un esempio di forza»

Ieri la notizia della morte della ragazza di 17 anni che era affetta da fibrosi cistica. In un diario sui social raccontava della sua battaglia

«Una tragedia enorme che colpisce tutto il nostro paese. L’intera amministrazione si stringe alla famiglia di questa ragazza che ha lottato con coraggio tutta la vita». Così il sindaco di Dubino, Emanuele Nonini, esterna il proprio cordoglio per la scomparsa di Daniela Copes la ragazza di Nuova Olonio di 17 anni affetta da fibrosi cistica, morta nella notte tra mercoledì e giovedì nell’ospedale milanese dove era ricoverata da qualche settimana.

La sua storia l’ha raccontata lei stessa attraverso i social, prestando il suo volto e il suo vissuto anche per sensibilizzare, verso questa malattia genetica e alla nuova vita possibile grazie a chi sceglie di donare gli organi.

«Ciao mi chiamo Daniela ho 16 anni - scriveva lo scorso aprile ripercorrendo la sua vita dalla scoperta della malattia, avvenuta a pochi giorni dalla nascita -. Fino a 14 anni tutto andava come doveva, questa malattia è sempre stata cattiva e mi costringeva a fare almeno un ricovero all’anno, prendere la solita marea di pastiglie e fare tutta la fisioterapia necessaria ma non mi pesava molto. È alla fine de 2014 che le cose sono cambiate; ricoveri sempre più lunghi, sempre più pastiglie. Il declino è iniziato quando sono stata costretta a fare flebo a casa continue, senza mai smettere e dover stare in ospedale 5/6 ricoveri all’anno della durata di 3 mesi. Il 2014 ha cambiato totalmente la mia vita ma l’anno fatidico è sicuramente stato il 2016 perché per la prima volta mi hanno parlato di trapianto bipolmonare».

Daniela racconta la difficoltà di accettare questa prospettiva, fino alla firma per entrare in lista per il trapianto bipolmonare. «Ho tante persone che mi vogliono bene - scriveva - ed è anche grazie a loro che vado avanti giorno dopo giorno, io voglio vivere e vivrò a pieni polmoni». Il trapianto arrivò a marzo e Daniela raccontava la felicità: «Finalmente posso rinascere!», il rientro a casa pochi giorni dopo e la gratitudine verso «tutti coloro che si sono presi cura di me, che mi hanno aiutata in questo lungo cammino, grazie dal profondo del cuore».

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