Con Bernina fly Poschiavo mette le ali al turismo
Il logo messo a punto da e-comunicare riprende il tracciato della fune che si vorrebbe posizionare in Valposchiavo tra Alp Grüm e la piana di Cavaglia

Con Bernina fly Poschiavo mette le ali al turismo

L’attrazione interessa la zona di Cavaglia. Molti i favorevoli ma non mancano le voci critiche.

Un cavo lungo quasi due chilometri (1800 metri, per la precisione) teso tra i 2094 metri di Alp Grüm, ad un passo dal valico del Bernina, e la conca di Cavaglia a quota 1722. Un volo di due minuti a 90 chilometri all’ora sospesi a 150metri di altezza. Adrenalina pura - che dire - in uno scenario mozzafiato. Questo promette il progetto “Bernina fly”, la zip line che una coppia di poschiavini vorrebbe realizzare a pochi chilometri al di là del confine.

Fabiola Monigatti e Gianpaolo Lardi - ingegnere di Repower lui, avvocato e giudice di pace lei, spinti dallo spirito di avventura e convinti delle potenzialità turistiche della valle - hanno presentato il progetto alla popolazione in una serata pubblica che ha registrato pareri contrastanti: c’è infatti chi è entusiasta della proposta e vede il progetto come una nuova boccata d’ossigeno per l’economia e soprattutto per svecchiare il turismo, e chi - per contro - teme che la zip line sia troppo invasiva e rischi quindi di deturpare una zona ancora incontaminata come quella di Cavaglia.

«La scelta su Cavaglia è caduta dopo aver preso in esame una decina di location tra la Valposchiavo (ad esempio San Romerio-Le Prese) e l’Engadina (Lagalb-Belvedere) - spiega Fabiola Monigatti -. Stando al progetto la sostenibilità è garantita da un minimo impatto ambientale (la stazione a monte sarà ricavata a lato di un muro in pietra già esistente, mentre quella a valle verrà costruita ancorandola a un masso all’interno di un boschetto a Cavagliola) e dalla presenza della ferrovia retica: Alp Grüm è infatti raggiungibile solo in treno e Cavaglia è già una delle stazioni della tratta del Bernina».

Lo studio di massima redatto da una società esperta nel settore è già stato sottoposto a Pro Natura e Wwf e ufficio caccia e pesca cantonale. I punti critici evidenziati riguardano soprattutto i volativi (aquila, gipeto e gufo) che potrebbero schiantarsi contro le due funi, rischio che si potrà minimizzare rendendo i cavi di acciaio ben visibili.

Tutta la linea dovrà essere segnalata da palloni aerostatici arancioni in modo da evitare collisioni con elicotteri o aerei, mentre l’eventuale inquinamento acustico, stando ai promotori, sarebbe ininfluente, soprattutto se paragonato allo stridore prodotto dal rosso trenino durante la ripida discesa.

L’iter che Bernina fly deve ora affrontare per poter davvero spiccare il volo è alquanto in salita: dopo aver predisposto lo studio di fattibilità, il rapporto tecnico, quello ambientale e il business plan, ora ci si deve concentrare sull’ottenimento del permesso di costruzione. Costo dell’investimento: un milione e 200mila franchi: un terzo sarà a fondo perso, un terzo da reperire tramite azionisti e un terzo come prestito bancario.

L’unica garanzia, sino ad ora, è che i partner che guardano con interesse a questo progetto e si sono già dichiarati pronti a sostenerlo sono di quelli davvero importanti: Confederazione, Cantone dei Grigioni, Ferrovia Retica e Comune di Poschiavo, che ha già finanziato parte dello studio effettuato con un contributo di 15mila franchi.

Gli sforzi della coppia poschiavina sono quindi rivolti ai possibili azionisti ai quali ora viene chiesta solo un’adesione di massima, in quanto la società verrà costituita solo quando la domanda di costruzione avrà ricevuto tutti i benestare. La sostenibilità economica poggia sulla logica dei numeri. L’esperienza del “volo” verrebbe a costare tra i 60 e i 70 franchi a persona (si può scendere da soli o in coppia).

L’impianto potrebbe restare aperto anche tutto l’anno (naturalmente verrà chiuso in caso di intemperie e di forte vento) e potrebbe trasportare 15 persone l’ora (o 30 se scendono in coppia. La frequenta necessaria per giustificare l’investimento dovrà attestarsi tra i 4mila e i 6mila utenti l’anno. Una cifra alla portata? «Secondo noi sì - precisa Gianpaolo Lardi -. Del resto i transiti lungo il Bernina sono di un milione l’anno quindi i nostri 6mila utenti sarebbero solo lo 0,6% dei passeggeri in transito o l’8% di quanti si fermano alla stazione Alb Grüm (75mila l’anno); o ancora ci basterebbe lo 0,4 % del milione e mezzo di turisti che ogni anno pernottano in Engadina Alta, o il 12% di quanti vengono in vacanza in Valposchiavo».

Da notare che la zona di Cavaglia è già meta di grandi flussi turistici legati da un lato al giardino dei ghiacciai, il parco dedicato alle formazioni glaciologiche (40mila passaggi l’anno) e dall’altro ai sentieri dedicati alla montain bike. E proprio le biciclette potrebbero offrire a Bernina fly uno spunto di originalità senza eguali. «Sì, stiamo pensando di concepire questa esperienza di volo anche per chi vuole scendere con la propria bicicletta. Sarebbe il primo impianto al mondo di questo tipo e siamo convinti che sarà di grande effetto».

Non a tutti il progetto è piaciuto, ma chi si aspettava una levata di scudi dall’area naturalistica di Cavaglia ha dovuto ricredersi. Il presidente del Giardino dei Ghiacciai - Romeo Lardi - ha elogiato il progetto «perché consente di attirare in valle i giovani che saranno i nostri turisti di domani». Giudizi critici, invece, da parte dei consorzi della zona e di diversi cittadini che temono un deturpamento dell’area. Ma c’è anche - conclude Lardi - chi ha già staccato la cedola per prenotare un’azione.

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