Colpito da infarto mentre sta correndo  Dopo un mese è in sella alla bicicletta
Vincenzo Vitale (con il casco) e il medico Andrea Macchi

Colpito da infarto mentre sta correndo

Dopo un mese è in sella alla bicicletta

VerderioVincenzo Vitale 44 anni di Verderio ha un defibrillatore in seguito a un arresto Il medico che lo segue non si arrende, lo sprona e lo accompagna: «Se ci si ferma è finita»

Colpito da un infarto, mentre stava correndo una dieci chilometri, a meno di un mese di distanza è già in sella a una bicicletta.

Protagonista dell’incredibile storia a lieto fine Vincenzo Vitale di Verderio, 44 anni anni, sposato, padre di un bambino di 2, impiegato commerciale in un’azienda di Cologno Monzese specializzata nel trattamento delle acque.

Tutto inizia un mese fa. «Il 13 giugno - racconta - sono andato a Monza per partecipare a una gara serale di dieci chilometri. Al terzo, ho cominciato a sentirmi stanco. Ho visto una panchina e mi sono seduto. Volevo riprendermi e ripartire. Invece, avevo un arresto cardiaco in corso. Quando mi sono risvegliato, ero in ambulanza, attaccato a un defibrillatore, diretto in ospedale».

Giunto al San Gerardo, Vitale viene visitato da uno specialista che, consultata la cartella clinica, capisce che ha di fronte un uomo con problemi cardiaci di un certo tipo ma che ha sempre praticato sport.

«Mi porto dietro problemi al cuore dal 2000 - spiega Vitale. - Il mio primo infarto risale a 17 anni fa, quando mi sono stati installati i primi stent dal dottor Andrea Macchi, che allora lavorava al San Raffaele di Milano. Un secondo problema l’ho quindi avuto nel 2007. Da allora, ho sempre continuato a fare sport».

L’ultimo episodio è però particolarmente serio. Serve l’installazione di un defibrillatore interno. Una volta dimesso, il brianzolo si sottopone a un periodo di riabilitazione agli Istituti ricovero e cura Gruppo Iseni di Lonate Pozzolo, dove viene sottoposto a una innovativa terapia. «Quando ho parlato con il dottor Macchi, che mi segue da anni, abbiamo subito deciso che dovevo reagire. Dopo una decina di giorni di terapia riabilitativa, sono così iniziati i giri in bicicletta».

Non una semplice “giretto”, come si potrebbe pensare, ma vere e proprie sgambate, alle quali partecipa lo stesso cardiologo. «La prima uscita - racconta Vitale - è stata di una trentina di chilometri. Se fossi stato a casa, sicuramente non ce l’avrei fatta. Invece, con un medico a fianco che ti segue costantemente, la paura passa».

Lo sport ha aiutato

Certamente, il fatto di avere sempre praticato sport, ha aiutato Vitale. Ma anche l’avere un professionista in cui crede ha favorito un recupero in tempo record. Ieri, per esempio, era a spasso con la famiglia e conversava come se nulla fosse di un evento le cui conseguenze, se fosse accaduto in aperta campagna, avrebbe avuto conseguenze assai diverse.

«È quello che mia moglie ed io abbiamo pensato più di una volta. Tutto sommato, sono stato fortunato ad essere colpito da un infarto mentre partecipavo ad una gara. Vicino a me c’era un’ambulanza, personale infermieristico e sono stato subito rianimato e portato in ospedale».

Dopo l’evento, l’idea di vivere una vita più tranquilla, non è stata nemmeno presa in considerazione. «Ho subito pensato che dovevo ricominciare a fare quello che ho sempre fatto. Se uno dovesse pensare che la sua vita deve limitarsi a una breve passeggiata, non va da nessuna parte»

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