«Cara Valtellina, quattro accordi per te che ricordi e piangi»
Davide Van De Sfroos non poteva restare insensibile di fronte alla commemorazione dei trent’anni dell’alluvione

«Cara Valtellina, quattro accordi per te che ricordi e piangi»

Cittadino onorario di Sondalo, Van De Sfroos ha scritto su Facebook dei pensieri dedicati alla Valle.

Essendo cittadino onorario di Sondalo, onorificenza attribuitagli dal sindaco Luigi Grassi dopo aver scritto la canzone “Pica” in onore dei minatori di Frontale, Davide Van De Sfroos è anche lui un valtellinese e quindi non poteva restare insensibile di fronte alla commemorazione dei trent’anni dell’alluvione. L’artista lariano ha voluto dimostrare a modo suo, ovviamente in musica, la sua vicinanza alla nostra valle. Come nel suo stile ha usato parole incisive, pensieri che vanno subito al cuore dei valtellinesi che indubbiamente non potranno che apprezzare la sensibilità dell’artista. «Quattro accordi per te, Valtellina, che in questi giorni ricordi e ancora piangi...

Quattro accordi per te, per quando la Valle si è chiusa come un pugno e poi si è riaperta mostrando il palmo vuoto. Quattro accordi per te, perché non sei rimasta inginocchiata ma ti sei rialzata... e ancora ti percorro e vedo che sei Tu».

“Ricordi e piangi” è esattamente l’immagine vista ad Aquilone martedì soprattutto sui volti dei parenti di coloro che hanno perso la vita in quei tragici giorni di 30 anni fa, travolti dalle macerie a Tartano, o sepolti dalla frana a Sant’Antonio, ma anche fra la gente comune, addolorata nella memoria.

Impossibile, pure a tanti anni di distanza dai tragici avvenimenti, non avere la voce rotta dall’emozione nel momento del ricordo, le lacrime che solcano il viso. Immagini che rendono esteriore il grande dolore che c’è nel cuore di chi ha perso i propri cari. C’è chi vuole ricordare pubblicamente e chi ha, comprensibilmente e rispettabilmente, voluto tenere il dolore solo per se nella sfera privata.

È presente alla cerimonia ma preferisce non esternare i sentimenti che riaprono una ferita mai chiusa, dolorosissima. Da profondo osservatore del nostro contesto, anche Van De Sfroos pone l’accento sul cambiamento della cartina geografica della nostra provincia stravolta dopo la strage, paesi che non ci sono più strade che hanno cambiato percorso e solo le immagini di un tempo rievocano ricordi ormai sbiaditi.

«Quello che è stato ora è una foto» sentenzia in poche parole che tutti condividono. Nel testo dedicato al trentennale dell’alluvione è evidenziata anche la grande laboriosità dei valtellinesi che erano stati lodati ai tempi della catastrofe dalle più grandi firme del giornalismo italiano quali Indro Montanelli e Vittorio Feltri che portavano ad esempio dell’intera nazione la capacità di rialzarsi dalle tragedie dei valtellinesi. «Quattro accordi per una terra che è stata ferita e per i suoi figli che l’hanno curata». E qui si apre il capitolo di una ricostruzione che seppure lenta ha permesso ad una valle che era in ginocchio di rialzarsi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti (0) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito. I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati. Accedi per commentare