Bancarotta fraudolenta  Arrestato editore-stampatore
CONTROLLI , CONTROLLO DELLA GUARDIA DI FINANZA - (Foto by Menegazzo Sandro)

Bancarotta fraudolenta

Arrestato editore-stampatore

L’editore Vittorio Farina, presidente del gruppo Netweek, arrestato dalla Finanza di Torino con l’accusa di avere distratto 50 milioni dalla sua azienda stampatrice in Piemonte.

Avrebbe depauperato il patrimonio societario mediante la distrazione di risorse per oltre 50 milioni di euro, aggravandone il dissesto di circa 25 milioni di euro. Questa l’accusa nei confronti di Vittorio Farina, 62 anni, arrestato dalla Guardia di Finanza di Torino per bancarotta fraudolenta aggravata nell’ambito del fallimento nel 2016 della Ilte, l’Industria Libraria Tipografica Editrice che un tempo stampava numerosi quotidiani e le Pagine Gialle.

Farina è presidente, tra l’altro, del gruppo Netweek (ex Dmail group), editore di vari settimanali nel Nord Italia tra cui, nel nostro territorio, il Giornale di Erba, Olgiate, Cantù, Lecco, Merate e il Centrovalle di Sondrio.

«Ci riserviamo di vedere gli atti e di studiare l’ordinanza», si limitano ad affermare gli avvocati Davide Papuzzi e Valentina Ramella, legali di Farina, mentre Netweek, l’ex Dmail Group di cui Farina è presidente precisa che i fatti contestati risalgono a un periodo precedente all’ingresso dell’imprenditore nel gruppo. E che la vicenda riguarda una società esterna e non collegata alla società quotata in Borsa.

Secondo le accuse, a partire dal 2010, secondo le Fiamme gialle, il ”re delle tipografie” avrebbe intrapreso una politica di dismissione di tutte le attività e delle partecipazioni della società fallita in favore di un gruppo di circa 15 soggetti giuridici a lui riconducibili, con finalità del tutto estranee agli interessi sociali e prive di valide ragioni economiche. Per far fronte allo stato di crisi in cui l’azienda versava già dal 2009, Farina avrebbe anche disposto la cessione dello stabilimento produttivo della società, a Moncalieri, nel Torinese, ricavandone 60 milioni di euro. Importo, sempre secondo l’accusa, in buona parte impiegato per finalità estranee agli interessi dell’impresa.

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