Arancia meccanica. Giovane di Albosaggia picchiato e rapinato
Il procuratore capo Claudio Gittardi dirige personalmente la delicata indagine

Arancia meccanica. Giovane di Albosaggia picchiato e rapinato

Il caso: «Ho ospitato quel ragazzo cacciato da casa. Non se ne voleva più andare, sono stato minacciato». Indagini dopo la denuncia ma vicenda tutta da chiarire

Come in “Arancia meccanica”, ma alle porte di Sondrio. La vicenda su cui indagano le forze dell’ordine della provincia, se confermata in tutti i suoi dettagli, è di quelle che gettano ombre quantomeno inquietanti sul panorama del degrado giovanile in Valle.
Tutto nasce dalla denuncia di un giovane di Albosaggia che ha raccontato agli inquirenti di essere stato più volte minacciato, seviziato e rapinato dalla coppia di ragazzi che alcuni giorni prima aveva avuto la malaugurata idea di ospitare in casa sua.
Un crescendo di tensioni e violenze culminate con il malore accusato dalla vittima lo scorso 6 agosto. È con gli operatori del 118 che lo hanno soccorso, abbandonato in strada, che la presunta vittima ha vuotato il sacco, togliendosi dallo stomaco il peso che lo soffocava da tempo e dando di fatto il la alle indagini.
«Lui lo conoscevo da tempo, è sempre stato un po’ prepotente, ma a me non aveva mai fatto niente. Quando mi ha detto di essere stato sbattuto fuori casa e mi ha chiesto aiuto non ho avuto esitazioni a ospitarlo - il racconto del giovane, neanche vent’anni -. Lui però si è presentato con la fidanzata e ha cominciato a comportarsi da padrone, passando la giornata a bere e fare confusione».
Da qui in avanti ci sarebbe stata una continua escalation di violenze. Dalle chiavi dell’auto che il presunto aguzzino si sarebbe fatto consegnare alle minacce per farsi dare dei soldi, fino alle botte anche con una mazza da baseball. Una volta la vittima sarebbe stata costretta a prelevare (e ovviamente consegnare) 250 euro con il bancomat. Ma i soldi dati al bullo sarebbero stati in tutto più del doppio. «Una volta mi ha anche costretto a spacciare in un bar di Morbegno». Ecco, la droga. Ai fini delle indagini e della qualificazione giuridica dei fatti, non ha praticamente importanza.
Lo scenario che fa da sfondo a tutta questa vicenda resta comunque quello dei gruppi di giovani sbandati che si trascinano senza arte né parte da un bar all’altro per tutta la giornata vivendo di espedienti.
Il ragazzo che ha denunciato i soprusi ha almeno un lavoro, il bullo che adesso è ufficialmente indagato no. E men che meno la sua fidanzata, anche perché ha appena 15 anni, limite che non le impedisce di dormire un po’ dove capita e di frequentare un ragazzo decisamente più grande (22 anni), anche se probabilmente non molto più maturo.
Morbegnese, attaccabrighe, qualche precedente alle spalle, quest’ultimo indossa con orgoglio la divisa del bullo di periferia urbana, con tutti gli annessi del caso: dal cappuccio ai tatuaggi, passando per i piercing e, naturalmente, ai selfie sui social con dito medio di ordinanza. Adesso è indagato per rapina, lesioni e violenza privata.Il procuratore capo Claudio Gittardine aveva chiesto la custodia cautelare il carcere, ma il gip Carlo Camnasio si è limitato a concedere la misura del divieto di avvicinamento alla presunta vittima. Sono troppi, secondo il giudice, i particolari che non tornano nel racconto della vittima.

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