«Alluvione, nessun insegnamento»
La frana della Val Pola è stata una calamità che ha profondamente segnato la Valtellina

«Alluvione, nessun insegnamento»

Riflessioni amare quelle emerse dal convegno organizzato dal Lions Club Tellino a Valdisotto. Mandelli (ex dirigente Ster): «La politica del territorio continua a inseguire le emergenze, zero prevenzione».

L’eredità della frana della Val Pola, in Valdisotto, è stata al centro di un convegno ricco di dati, di spunti, di riflessioni organizzato venerdì sera dal Lions club tellino in intermeeting con il Lions club Bormio. Punto focale della serata la manutenzione, ancora scarsa su tutto il territorio, un ambito invece fondamentale per prevenire fenomeni di dissesto.

Riguardo alla Val Pola, da segnalare il recente finanziamento di lavori sul corpo frana e per la sistemazione delle gallerie. Ad aprire i lavori Felice Mandelli, ex dirigente dello Ster - Regione Lombardia: «Se nel 1987 ci sono state “poche” vittime (rispetto, per esempio, alla frana di Piuro del 1618 che contò un migliaio di decessi), dobbiamo ringraziare quelle persone che si sono coordinate, si sono messe attorno a un tavolo e hanno preso la decisione di far sfollare centinaia di persone. Da ricordare anche il ministro Zamberletti, mai ringraziato abbastanza, e quei 49 elicotteri che portarono in salvo numerose persone».

Un evento senza dubbio eccezionale, quello del 1987, con una portata di colmo al Fuentes di 1.100 metri cubi al secondo che, ad Ardenno, raggiunsero i 1.300 metri cubi al secondo. «Una portata eccezionale - ha commentato Mandelli - ma non inaspettata (dalle statistiche emerge che ogni 200 anni si riescono a raggiungere i 1560 mc/sec). Quello che, invece, fu inaspettato, fu lo zero termico in quota, con precipitazioni non nevose ma piovose, con il conseguente trasporto di materiale solido».

In quattro giorni, il volume di afflusso meteorico fu di 700 milioni di metri cubi, il deflusso superficiale raggiunse i 250 milioni di metri cubi, pari alla regolazione del lago di Como, e quello solido i 120 milioni di metri cubi. Alle 53 vittime dell’alluvione del 1987 in Valtellina vanno a sommarsi i 2 miliardi di euro di danni. Silvio D’Aschieri, dell’Utr (Ufficio territoriale regionale) di Regione Lombardia ha ricostruito gli interventi attuati sul territorio grazie ai fondi della legge 102 del 1990, la cosiddetta “legge Valtellina” che, ad oggi, ha finanziato e rendicontato opere per 1 miliardo e 220 milioni di euro. Per quanto riguarda le manutenzioni diffuse, negli anni sono stati effettuati 584 interventi per 60 milioni di euro, pari a una spesa media annuale di 2 milioni di euro. «Cifra - ha rilevato D’Aschieri - troppo bassa, soprattutto in previsione futura. Dobbiamo avere uno sguardo più attento sul futuro e puntare molto sulla programmazione: in questo settore siamo davvero indietro. Abbiamo tanti alvei dove la vegetazione è cresciuta in maniera spropositata - e qui l’esempio di quanto accaduto a Livorno dovrebbe insegnare molto - e poi c’è il problema del trasporto del materiale a valle, come quello della Val d’Uzza».

Purtroppo, in cinquant’anni, dall’alluvione di Firenze del 1966, «la politica di difesa del suolo - ha sottolineato Mandelli - è stata solo quella di rincorrere le emergenze; significa che, dal punto di vista della prevenzione, non è stato fatto nulla».

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