Venerdì 15 maggio 2009

Petrolio in Brianza:
ecco tutte le reazioni

Immediate le reazioni alla vicenda del petrolio in Brianza. Ecco una sintesi.
Virginio Brivio, presidente della Provincia: «Nessuno di noi ha mai detto che domani mattina si inizia a trivellare il parco del Curone. Sfido chiunque a sostenere il contrario. Ma è sicuro il tentativo di bipassare gli enti locali sulla ricerca del petrolio a Bagaggera. E lo diciamo con cognizione di causa. Che la forzatura ci sia stata è sotto gli occhi di tutti. La prova? Una su tutte: il mancato coinvolgimento dell’ente parco del Curone nell’incontro in Regione dell’altro giorno.
Non è mai stata rilasciata alcuna autorizzazione, dicono al ministero. Ma è certo che hanno accolto la richiesta di riduzione dell’area interessata alle eventuali ricerche. Non vi è dubbio che senza il consenso non passerebbe nulla. Ma la procedura è di fatto aperta e andrà avanti nonostante la contrarietà avanzata dai comuni già nei confronti del progetto "Ossola". L’importante è che il governo mantenga questa posizione anche dopo il 7 giugno. Quella tentata dal ministero è una forzatura della procedura. Senza se e senza ma».

Maurizio Lupi, vice presidente della Camera dei Deputati: "Credo sia vergognoso usare queste subdole strumentalizzazioni per diffondere notizie prive di fondamento. Noi del Popolo della libertà siamo abituati, prima di sparare sentenze e false notizie, a verificare le informazioni poi, se necessario, ad intraprendere delle battaglie. Questo Governo nutre un profondo rispetto verso gli enti locali e verso quello che decidono, il ministro Scajola non può vietare degli studi sul territorio perché toglierebbe agli stessi enti locali la libertà di decidere cosa è meglio fare. Dal ministero mi hanno assicurato che non sono state autorizzate attività di ricerca di idrocarburi né esistono permessi o concessioni conferiti in provincia di Lecco. Non vi è alcuna ipotesi di assegnazione di permessi in assenza del consenso del territorio, né è possibile farlo in base alla legge, e anche nel caso in cui esistesse o fosse conferito un permesso di ricerca, non sarebbero consentite perforazioni in aree di parco, quali il parco della Valle del Curone, né altre attività salvo quelle espressamente autorizzate dall’Ente Parco stesso. Mi sento quindi di assicurare che non vi è alcuna possibilità che vengano assegnati dei permessi in assenza del consenso del territorio. Invito pertanto a non creare inutili allarmismi, a non reagire istintivamente alle notizie, ma a  verificarle prima di prendere posizioni di qualsiasi genere>.

Michela Vittoria Brambilla, ministro del Turismo: "Come ho dichiarato il giorno successivo alla mia nomina, intendo essere vicina al territorio di Lecco e rappresentarne le istanze al Governo, con il massimo impegno e determinazione. Insieme al ministro Scajola ho approfondito la questione del parco della Val Curone immediatamente, confermando quello che appariva già evidente, ovvero che la polemica è priva di fondamento alcuno. Il candidato alla provincia di Lecco, Daniele Nava, ha dimostrato di affrontare con concretezza e tempestività la vicenda, venendo oggi stesso a Roma per incontrare me ed il ministro Scajola, così da avere piena conoscenza dello stato dei fatti e potere rassicurare i cittadini di quell’area e gli amanti di quel bellissimo parco sul fatto che saranno loro a prendere le decisioni in merito alla domanda presentata dalla società Po Valley. E’ questa la politica dei fatti concreti e dell’ efficienza che intendiamo impostare anche nella provincia di Lecco, nel solo interesse dei cittadini, delle imprese e dell’intero territorio”.


I sindaci dei comuni del Parco del Curone: "Abbiamo delegato il presidente Eugenio Mascheroni affinché intraprenda al più presto «tutte le iniziative che riterrà opportune per opporsi al progetto Bernaga. Esprimiamo assoluta contrarietà a qualsiasi attività inerente la ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nell’ambito del territorio e il nostro documento verrà inviato alla Regione Lombardia, ai parlamentari e consiglieri regionali del territorio, al governo, ma anche ai ministeri dello sviluppo economico, del turismo, dell’ambiente e delle politiche agricole. Oltre a voler proteggere un’area la cui scelta nasce da una programmazione di tutela del territorio di almeno trent’anni fa da parte delle amministrazioni comunali e dei cittadini del meratese, la delibera intende anche salvaguardare il parco, oggi “sede di una agricoltura di qualità e di attività agrituristica, che concorre all’economia del meratese e al mantenimento del paesaggio”.

e.galigani

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