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LECCO - IPad e smartphone di artigiani e commercianti finiscono nel mirino della Rai. È divampata la protesta delle associazioni di categoria non appena gli associati hanno iniziato in questi giorni a intasare le sedi e le relative linee telefoniche, furibondi per la tassa che entro fine febbraio dovranno pagare su computer, videofonini, iPad, videoregistratori e, perfino, sistemi di sorveglianza.
Colpevole di tanto sdegno, la Rai che, rispolverando il Regio Decreto del 1938 e forte dell'articolo 17 del decreto "Salva Italia", ha deciso di diramare una lettera in cui pretende il pagamento di somme, che vanno dai 200 ai 6mila euro all'anno, da parte di possessori di Partita Iva che, con tali apparecchi, possono ricevere il segnale tv, quindi sono messi nelle condizioni di usufruire di un servizio della Rai. Per tutti i trasgressori, sono in agguato pesanti sanzioni e controlli degli organi di vigilanza. Un balzello che ha scatenato l'ira di Rete Imprese Italia, l'associazione che riunisce Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti.
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