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SONDRIO - «Quattro milioni e mezzo di persone curate dal 1994 ad oggi. Questa è la sostanza di Emergency».
A scegliere la definizione è Gino Strada, il fondatore dell'associazione che offre cure gratuite di alta qualità in ospedali, centri sanitari e di riabilitazione sparsi nel mondo, per lo più nei luoghi di guerra. Lui che, ospite dalla Banca popolare di Sondrio, per stessa ammissione del presidente Piero Melazzini che lo ha fortemente voluto in città, ha attirato più persone di chiunque altro in questi quarant'anni di conferenze pubbliche. Lui che, pur non nascondendo un filo di pessimismo e di rabbia «per quanto avrebbe potuto essere e non è», parla del suo lavoro come qualcosa di inevitabile, come il gesto più naturale del mondo. Come respirare.
In una sala Besta gremita e in un silenzio quasi religioso Strada ha parlato per un'ora di Emergency seguendo il filo dei pensieri e dei ricordi, «una storia - l'ha definita - di solidarietà e medicina nata così un po' per caso, come accadono le cose nella vita». E il caso è stato l'incontro con la guerra, quella vissuta nelle zone di conflitto con il Comitato internazionale della Croce rossa, poco dopo essersi laureato in medicina.
«L'incontro con le vittime della guerra - ha detto -, persone abbandonate che la guerra per lo più la subivano senza neppure sapere il perché, un terzo delle quali erano bambini, è quello che sta alla radice dell'idea di Emergency. Emergency è nata dalla necessità di rispondere al bisogno di cura che abbiamo incontrato. Bisognava fare qualcosa. Lo abbiamo fatto».
E la guerra, con la sua cultura subdola fatta di esclusione, di emarginazione, di diritti umani calpestati, ha accompagnato tutto il racconto di Strada. Il fondatore che con Emergency ha detto un no forte e chiaro alla guerra, agli armamenti, alla cultura della morte contrapponendo a tutto ciò la cultura di pace, l'accoglienza, la solidarietà, la cura, anche e soprattutto quella medica. «Abbiamo curato le persone perché andava fatto - ha detto asciutto Strada -, perché ci sono cose che non richiedono un perché, vanno fatte e basta. Un intervento dopo l'altro siamo andati avanti con passione e professionalità». Attualmente sono 44 i progetti che Emergency sta seguendo in tutto il mondo.
Ma alla base di ciascun progetto c'è sempre l'uomo con i suoi diritti fondamentali, quelli citati nella carta dell'Onu «che - dice Strada - dovrebbe essere materia di studio a scuola se davvero vogliamo fare cultura».
Un atteggiamento critico il suo nei confronti della politica italiana - «senza distinzioni perché la spesa militare è cresciuta in maniera costante sotto tutti i governi» - che sceglie di spendere 2 milioni di euro al giorno per mantenere 3.900 militare in Afghanistan, quando Emergency ne spende 5 in un anno per curare le vittime della guerra, ma anche verso la politica mondiale «perché le spese militari complessive aiuterebbero 2 miliardi di persone a migliorare il loro tenore di vita», perché «lo scorso anno checché si parli di democrazia, di missioni di pace a Kabul c'è stato il picco di feriti» e contro la cultura imperante «che accetta che la logica della guerra penetri dentro. Ma quando si sceglie la guerra allora saltano tutte le regole».
Emergency ha detto no e ha scelto la pace, ha scelto di lavorare nel solco dei diritti umani «perché chiunque, in qualunque posto del mondo ha diritto allo stesso trattamento di qualità. Perché - ancora Strada - è molto triste, colonialista e razzista pensare che per noi tutto è dovuto e per gli altri no».
Strada lo ha detto chiaro: «Il vero mostro da sconfiggere è la guerra e dovrebbe essere il primo punto nell'agenda dell'Onu. Oggi, ovunque, ciascuno di noi dovrebbe lavorare per costruire i diritti umani». E poi un pensiero, inevitabile, a Teresa, la moglie cofondatrice con lui di Emergency scomparsa nel 2009: «Teresa lo diceva sempre - ha ricordato Strada -: "se ciascuno facesse il suo pezzettino ci ritroveremmo in un mondo più bello senza neanche accorgercene"».
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