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LECCO - Lecco piace alle imprese straniere? In venti giorni, due multinazionali sono venute a fare acquisti: l'americana Agilent Technologies ha acquistato la Pvr di Valmadrera, la svizzera Ssm ha preso la Giudici di Sala Barro.
Sono operazioni che indicano una ritrovata attrattività del Lecchese, dopo che per anni gli investimenti diretti esteri hanno avuto un trend in discesa? E qui citiamo due cifre (non di più) che confermano il calo: nel 2000 gli investimenti esteri erano stati superiori agli 80 milioni, nel 2009 (ultimo dato disponibile) si erano più che dimezzati: 39 milioni.
E allora come leggere le ultime due acquisizioni? Giovanni Maggi, presidente di Confindustria Lecco, è cauto. Anzi, arriviamo a scrivere, che vede un bicchiere mezzo vuoto. «È difficile che un sistema-paese come il nostro - nota Maggi - riesca ad essere attrattivo per gli investimenti esteri. Ci sono troppi ostacoli e freni all'attività imprenditoriale. Direi che c'è un sentire diffuso che spinge a guardare con diffidenza alle aziende. Sembra quasi che politici, amministratori e uffici vari si divertano ad ostacolare l'attività delle piccole e medie imprese». Antonio Bartesaghi - consigliere incaricato di Confindustria per il territorio - fa una distinzione. «Un sistema economico è competitivo - spiega - se riesce ad attrarre investimenti in nuove iniziative, quelli che gli anglosassoni definiscono investimenti greenfield: l'azienda compra un prato e vi costruisce sopra la fabbrica. Mentre le operazioni di questi giorni si possono considerare un acquisto di tecnologia, che era lecchese e che oggi è in mani straniere».
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