Vinitaly si chiude domani a Verona,
segnali positivi per il vino valtellinese

Danilo Drocco, presidente del Consorzio Tutela Vini di Valtellina- La nostra è una zona interessante dal punto di vista vinicolo, la domanda di vino valtellinese di qualità è in aumento e continua ad esserci interesse per i nostri vini grazie anche alla fortuna di lavorare un vitigno unico come il Nebbiolo”

Si avvia alla conclusione l’edizione 2024 di Vinitaly, l’evento dedicato al vino italiano che si chiude domani a Verona. Dallo stand del Consorzio Tutela Vini di Valtellina arrivano segnali di ottimismo, in un contesto non certo semplice per lo scenario internazionale legato non solo al vino. «I segnali per il vino valtellinese sono comunque positivi, anche se chiaramente la situazione generale ci fa stare attenti- spiega Danilo Drocco, presidente del Consorzio Tutela Vini di Valtellina -. La nostra è una zona interessante dal punto di vista vinicolo, la domanda di vino valtellinese di qualità è in aumento e continua ad esserci interesse per i nostri vini grazie anche alla fortuna di lavorare un vitigno unico come il Nebbiolo».

Ancora presto parlare di bilanci per il Vinitaly, anche se il sentiment generale delle aziende sembra più che buono. «Vinitaly è una vetrina dove le aziende in base alle proprie necessità cercano nuovi contatti o consolidano relazioni durature, da segnalare la presenza di operatori professionali provenienti dall’estero in egual misura rispetto a quelli italiani, un segnale di internazionalizzazione che serve soprattutto a bilanciare i mercati di sbocco in caso di un eventuale calo dei consumi e della domanda interna che al momento non registriamo».

A Verona si è parlato anche di ambiente, viticoltura eroica tra sfide e opportunità, questo il titolo del convegno andato in scena lunedì 15 aprile a Vinitaly, presente anche la Valtellina con l’intervento di Andrea Gandossini, in veste di direttore della Fondazione Pro Vinea, insieme ad altre zone vinicole. Una zona iscritta come paesaggio rurale storico con l’Unesco che ha riconosciuto come patrimonio immateriale dell’umanità l’arte dei muretti a secco, un saper fare che si tramanda da generazioni ma che deve continuare ad avere il sostegno delle istituzioni. «E’ positivo che questi temi siano trattati all’interno di un contesto come il Vinitaly, anche perché il nostro è un territorio in cui il valore ambientale va di pari passo con la tutela della bellezza del paesaggio- continua Danilo Drocco-: è stato un piacere anche ricevere la visita del ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida allo stand della Valtellina insieme all’assessore regionale Alessandro Beduschi, un saluto veloce che testimonia l’attenzione delle istituzioni verso la provincia di Sondrio».

Tra gli argomenti più discussi sullo sfondo all’edizione n.56 di Vinitaly anche quello dell’espianto dei vigneti, un fenomeno che partito in Francia potrebbe interessare anche l’Italia, ma che non dovrebbe riguardare la Valtellina. «Sono argomenti che non ci riguardano se non trasversalmente, in Valtellina negli ultimi anni si sta assistendo al fenomeno inverso, la necessità della creazione di nuovi impianti che subiscono dei rallentamenti per via di una normativa che non tutela abbastanza la viticoltura di montagna. Non vogliamo favoritismi, ma talvolta troviamo che sia singolare dover aspettare due o tre anni per piantare pochi ettari di vigna richiesti in una zona dove la viticoltura rappresenta un sostegno alla preservazione del territorio e del paesaggio per le generazioni future».

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